Monte Cacume (da Patrica)
 

 

 

 
   
     
 

Difficoltà: E (media difficoltà)

 
 

Durata complessiva: +/- 3-4 ore

 
 

Dislivello: +/- 650 mt

 
 

Sviluppo totale: +/- 8 km

 
 
 
 
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Per tutte le emergenze in zone montane, impervie o in grotta chiama il 112-118 oppure il 3486131300

 
 
 
 
   
     
 

Dalla valle del Sacco la "pizzuta" cima di monte Cacume si riconosce facilmente, l'itinerario che lo risale è breve e panoramico.

Per raggiungere il paese di Patrica se si viene da Roma, una volta usciti dall'autostrada a Ferentino, conviene senz'altro arrivare a Supino e fatto la rotonda a sinistra, in discesa, si va a prendere la comodissima via monti Lepini che rapidamente permette di raggiungere il parcheggio, a fianco della galleria, all'entrata del paese.

Una scalinata, breve e ripida, porta sopra la galleria, seguendo la strada verso destra si superano le ultime case e ci si immette sulla comoda mulattiera che sale, con ampi tornanti, offrendo un bel panorama sul borgo di Patrica.

Il sentiero, evidente e ben segnato, risale Colle lo Zompo e incontra, a quota 829 mt, la fontana della Rava. Superato il fontanile si continua fino ad una deviazione, verso destra, che permette di aggirare monte Cacume e raggiungere fontana Savino.

La deviazione è utile anche nell'eventualità si volesse continuare per monte Gemma, seguendo la cresta est, in quanto permette di accorciare il tragitto.

Superato il bivio, dopo un breve tratto si raggiunge la traccia che risale verso destra (cartello), e con ampie svolte raggiunge la cima di monte Cacume (1095 mt). La grande croce non passa inosservata mentre il panorama, a 360 gradi, permette di apprezzare mare e monti!

 
 


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LA  CROCI  DE  GLIO  REDENTÓRO
NCIMA  A  GLIO  MONTO  CACÚMO

‘Ncìma a Cacùmo ci hao messa 'na Croci
de féro, lónga, che glio célo sfiora,
i, a lle nótti de vénto fa 'na voci,
che pare de Gisù, che saddulóra:

te pare da sentilla, dóci, dóci
redì chéllo, che disse a ll'úrdim'ora:
« Patro, perdóna a chi m'ha misso 'ncroci! »
« Patro, perdóna! » te redici ancora...

'Nchélle montagni, nato ch'è glio sólo,
tutti, a vedé' 'sta Croci, mó 'ndorata,
la salútono, i vavo a glio lavoro,

mentre che ‘ntorno a jéssa, firmi o a volo,
mille c'ellitti se fao ‘na cantata
a lla gròlia de Cristo Redentóro.

                                      ATTILIO TAGGI

(tratto da: "Strenna dei Romanisti - Anno 1950 - Staderini Editore - Roma").

 
 
 
 
   
 
 
 
 

 
 

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